#5 – Cheikh, le pêcheur de Saint Louis

UNA TOUBAB A LOUGA, ROTOLANDO VERSO SUD…

 

20150307_154841Cheikh fa il pescatore da tutta la vita. È nato a Guet N’Dar, il quartiere dei pescatori di Saint Louis, e a Guet N’Dar è rimasto a vivere con la sua famiglia. L’abbiamo incontrato dove il quartiere lascia posto alla “ville nouvelle”, il quartiere di N’Dar-Toute (“piccola Saint Louis”). Era seduto sulla sua grande gaal (“piroga”) colorata e contemplava il mare, quell’andi-rivieni di grandi onde assonnate.

Questa volta l’approccio è un po’ diverso: Cheikh mescola inglese e francese, come se stesse parlando la stessa lingua, senza alcuna difficoltà e con tutta naturalezza. Quando capisce che parliamo francese e che possiamo comunicare senza grosse difficoltà in questa lingua, abbandona l’inglese e inizia il suo racconto.

La comunità di pescatori di Saint Louis è senza ombra di dubbio una delle più importanti del Senegal (e forse dell’Africa occidentale): le piroghe dei pescatori si susseguono a perdita d’occhio lungo la stretta striscia di sabbia della Langue de Barbarie. Si parla di oltre 20 mila persone, stipate in un quartiere di poco più di 0,3 Km2, e di 4 mila equipaggi di pescatori: non si stenta a credere che la pesca sia la principale attività economica della città.

Ci spiega che alla fine di ogni giornata, tra le 17 e le 18, i pescatori escono in mare: qualcuno farà ritorno dopo qualche ora, altri dopo un paio di giorni o più. Le acque senegalesi sono state sfruttate e depredate negli ultimi anni e ormai si trovano pochi pesci, e quei pochi sono piccoli. Per questo motivo Cheikh, come molti altri, preferisce spostarsi verso nord, verso la Mauritania, che dista solo qualche chilometro. Lì, come ancora più a nord in Marocco, la pesca è vietata durante alcuni mesi dell’anno, per permettere ai pesci di riprodursi e di crescere. Nel tono di Cheikh si percepisce una punta polemica nei confronti del governo senegalese, che non è in grado di regolamentare questa importante attività economica e gestirne le difficoltà.

20150307_152519Ci fa segno di seguirlo: vuole farci vedere le piroghe e i pesci da vicino. La spiaggia, dalla sabbia fine come farina, è cosparsa di rifiuti di ogni genere: ciabatte, indumenti, sacchetti neri di plastica, pezzi di gomma, ma anche cadaveri di pesci, teste e interiora, che vengono buttate sulla riva dalle donne e dalle bambine, che puliscono, essiccano, cucinano il pesce prima di venderlo. Tra una piroga e l’altra vediamo alcuni uomini che riparano delle reti, mentre una bambina va incontro a un gruppo di pescatori, che sta rientrando dal mare.

Spieghiamo a Cheikh che è ora di andare, dobbiamo arrivare fino alla gare routière, per prendere un sept-place per Louga, prima che sia buio. Prima di salutarci ci guarda e ci sussurra che non vuole chiederci dei soldi, ma che vorrebbe del latte in polvere per i suoi cinque figli. Acconsentiamo a comprare il latte e giriamo tre boutique prima di trovarlo. Entro con lui nel piccolo negozietto, mentre i miei compagni restano fuori: sulle pareti le mensole arrivano fino al soffitto e sono cariche di scatole e latte colorate, ammassate le une sulle altre. Dietro di noi un frigo con bottiglie di latte e succhi di frutta, lattine di bibite, vasetti di yogurt e latte cagliato. Lo spazio non è molto: i due negozianti – due ragazzi giovani – stanno dietro al loro bancone, nascosto da una grata, mentre i clienti cercano di farsi spazio tra sacchi di riso, patate, cipolle, bacinelle di plastica colorata, tegami e grossi scatoloni, stipati in qualche metro quadrato. Cheikh chiede una confezione di latte in polvere e un chilo di zucchero e racconta ai due negozianti chi sono e perché sono lì con lui. Mi sorridono e dicono che si vede che sono una brava persona. Azzardo due parole in wolof per ringraziare. Mi sorridono di nuovo. Pago e usciamo.

20150307_152529-EFFECTSCheikh ci stringe la mano e ci ringrazia: una, due, tre volte. Ha gli occhi lucidi, dice che siamo stati molto gentili, che non se lo aspettava. Si fa fare una foto e dice di tornare a trovarlo, di chiedere di lui. Ci dà la sua benedizione e partiamo, con un nodo in gola e un amico a Guet N’Dar.